
Gli investimenti ferroviari possono produrre effetti sull’economia anche oltre la fase di realizzazione delle opere, attraverso collegamenti più efficienti, una maggiore accessibilità dei territori e una più stretta integrazione tra infrastrutture e mercati.
È questo il quadro illustrato da Giuseppe Inchingolo, vicedirettore generale Corporate del Gruppo FS, durante l’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera dedicata alla capacità competitiva del sistema Italia.
Secondo Inchingolo, la dimensione finanziaria degli interventi rappresenta soltanto una parte del contributo del Gruppo FS all’economia reale. Dal 2020, anche grazie all’impulso del PNRR, gli investimenti hanno infatti registrato una forte accelerazione, superando i 18 miliardi di euro nel 2025.
L’effetto degli investimenti oltre la fase di cantiere
Nel corso dell’audizione, Inchingolo ha evidenziato gli effetti economici generati dagli investimenti ferroviari già durante la realizzazione delle opere. Secondo i dati citati, per ogni euro di investimento ferroviario la fase di cantiere può generare tra 0,7 e 0,9 euro di valore aggiunto.
Gli effetti, tuttavia, non si esauriscono con la conclusione dei lavori. Una volta entrata in esercizio, un’infrastruttura continua a produrre benefici attraverso i servizi offerti e i collegamenti che rende possibili.
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L’esempio dell’Alta Velocità
Tra gli esempi portati durante l’audizione figura la direttrice Alta Velocità Torino-Milano-Roma-Napoli-Salerno, già completata e indicata come infrastruttura sulla quale è possibile osservare gli effetti prodotti nel tempo.
Un’analisi dell’osservatorio “I costi del non fare”, riferita a questo corridoio e sviluppata su un orizzonte di lungo periodo, stima un saldo netto costi-benefici positivo di circa 2,7 miliardi di euro. Alla stessa analisi vengono associati circa 18,9 miliardi di euro di benefici economici e sociali monetizzabili.
Inchingolo ha precisato che si tratta di un’analisi specifica riferita a un singolo corridoio e basata sul lungo periodo, sottolineando però come il valore generato da un’infrastruttura possa estendersi oltre la fase di costruzione.

La rete ferroviaria e l’accessibilità dei territori
Un altro elemento evidenziato riguarda il ruolo della rete ferroviaria nell’accessibilità territoriale. Il Gruppo FS gestisce oltre 2.200 stazioni e, secondo i dati citati durante l’audizione, il 25% degli italiani vive o lavora entro un chilometro da una stazione. La quota raggiunge il 50% considerando un raggio di tre chilometri.
Per il sistema produttivo, l’integrazione tra ferrovie, porti, valichi e rete stradale può contribuire alla riduzione dei costi logistici e all’ampliamento dei mercati raggiungibili dalle imprese, con effetti sulle filiere produttive.
I collegamenti con l’Europa
In questa strategia rientrano anche le grandi opere ferroviarie destinate a migliorare le connessioni con l’Europa. Tra gli interventi citati da Inchingolo figurano la galleria di base del Brennero e la nuova linea Torino-Lione, infrastrutture inserite nei principali corridoi di collegamento internazionale.
Un ulteriore nodo indicato durante l’audizione è il porto di Trieste, considerato un esempio di integrazione tra rete ferroviaria e traffici marittimi. L’obiettivo indicato da Inchingolo è consolidare il ruolo di Trieste come hub ferroviario verso Austria, Germania e Paesi dell’Europa orientale.
In questa direzione sono già stati avviati investimenti per il potenziamento dei nodi e dei corridoi ferroviari, con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti tra infrastruttura ferroviaria, portualità e mercati europei.